La figliolanza divina, donataci sulla croce e dalla croce (nel battesimo sacramentale) non ci esclude né ci privilegia dall’astenerci d’essere anche cittadini del tempo e della storia e della geografia che abitiamo.
Quindi la libertà per un discepolato filiale fedele al suo Signore ci dà la facoltà di essere servi della condivisione.
Nessuno escluso, nessuno fuori, nessuno esente tutti in Cristo a costruire la città dell’uomo perché poveri e malati abbiano la certezza che la loro vita non è uno sbaglio di calcolo, non è un danno collaterale, non è un cancro sociale, sia invece segno di responsabilità per chi, come Pietro e in Pietro e con Pietro, pescando (attività) trovi la moneta d’argento (reddito) da usare per la libertà per i figli liberi.
s. massimiliano maria kolbe
lunedì XIX del tempo ordinario (a)
14.08.2023
Dal Vangelo secondo Matteo 17,22-27
In quel giorno, mentre si trovavano insieme in Galilea, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno, ma il terzo giorno risorgerà». Ed essi furono molto rattristati.
Quando furono giunti a Cafàrnao, quelli che riscuotevano la tassa per il tempio si avvicinarono a Pietro e gli dissero: «Il vostro maestro non paga la tassa?». Rispose: «Sì».
Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: «Che cosa ti pare, Simone? I re della terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli estranei?». Rispose: «Dagli estranei».
E Gesù replicò: «Quindi i figli sono liberi. Ma, per evitare di scandalizzarli, va’ al mare, getta l’amo e prendi il primo pesce che viene su, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d’argento. Prendila e consegnala loro per me e per te».
Parola del Signore.