Miliardi di debiti di giustizia, accumulati per la pazienza di Dio al traguardo di un condono per la remissione di cento denari cinque euro . Questo è Dio, il Dio di Gesù di Nazaret, talmente divino da rendere l’uomo umano. Il Dio quale siamo stati battezzati, immersi in questo perdono, talmente bello da rimanerne storditi. “Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo” quante volte lo ripetiamo in un giorno, nella vita, e quante settanta volte sette non lo facciamo.
Il padrone-padre-paziente e clemente imperterrito continua a perdonarci e noi bellamente continuiamo a non perdonare la necessità di vita del fratello. Di questo si tratta: prendere coscienza che, per divenire discepoli credibili, l’altro è fratello, il mio fratello, per cui “non posso non devo non voglio” (s. Paolo VI) prenderlo per il collo e soffocarlo. Atrocità scatenate dall’ancestrale egoismo di Caino che si risolve solo e solo se condono il nulla rispetto al mio essere tuttopeccato.
XXIV domenica del tempo ordinario (a)
17.09.2023
Dal Vangelo secondo Matteo 18,21-35
In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».
Parola del Signore.