Gesù cammina per le strade, accompagnato da Giudei inviati per chiedergli un favore, volendosi, quest’ultimi, sdebitare con un pagano straniero (centurione, quindi l’occupante, nemico ed oppressore) circa una concessione ottenuta per la loro religione: la costruzione della sinagoga di Cafarnao. Già questo quanto la dice lunga sulle inadempienze che i capi avevano (hanno?) circa le leggi di purità e di pietosa religiosa. Il popolo obbligato ad osservare pena l’esclusione, i capi invece contravvengono bellamente: vale più il tornaconto che la fede. Compromessi, inciuci, connivenze e raccomandazioni non fermano Gesù. Lui ha davanti a sé il fatto che un servo soffre. L’uomo, qualsiasi uomo, anche il servo, anzi proprio perché è servo, merita tutta la compassione di Dio. Non serve un luogo per una rituale preghiera, non serve uno spazio per una pia e devota (ipocrita?) implorazione, non serve la certificazione d’essere iscritto ad una religione. Gesù va e incontra il centurione per strada, gli basta conoscere l’amore di quest’ultimo per il suo servo, la sua fede salva in Cristo il sofferente. Quando gli uomini incontrano la Verità ogni tempo sarà abitato dalla libertà di amare. Tornado a casa troverò la guarigione?
lunedì XXIV tempo ordinario
18.09.2023
Dal Vangelo secondo Luca 7,1-10
In quel tempo, Gesù, quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafàrnao.
Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l’aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede – dicevano –, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga».
Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito. Anch’io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».
All’udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.
Parola del Signore.