la fece alzare (risorgere)

Far risorgere, far cambiare vita, far rialzare dal letto dell’infermità, far rialzare il volto gettato a terra della sofferenza “a riveder le stelle” (Dante) divenendo gioia di condivisione con gli altri, fino al punto di si mise a servire (letteralmente li serviva), non come schiava ma molto di più come sorella: Per questo forse è stato separato da te per un momento: perché tu lo riavessi per sempre; non più però come schiavo, ma molto più che schiavo, come fratello carissimo (Fl15-16). Ma necessario è prendere per mano. Gesù prendendo la mano della suocera di Simone (Pietro) mostra chiaramente cos’è la prossimità, cos’è uscire dall’inferno della segregazione. Prendendola per mano, afferrando la fisicità dell’altra -ed è una donna!- Gesù segna indissolubilmente la verità del gesto. La verità del gesto dell’essersi fatto uomo. La sua mano a servizio della cura. La sua mano per ridare integrità. La sua mano per togliere lo stigma. La sua mano a donare paradiso. La donna –suocera di Simone– è amata per ciò che è donna e, per di più, anziana: Gesù la reintegra, cioè la riporta all’integralità originaria. Il progetto grande di Dio la comunione umana di/in/per un’unica identica dignità. Prendendola per mano, prendere per mano la sua storia, la sua fragilità, la sua forza sponsale e materna e renderla vita. Purtroppo ancora oggi la violenza perpetrata alla donna degrada e disumanizza ogni persona che la esercita. Nascere uomini e decrescere in bestialità. Un insegnamento pratico ed attualissimo ci “impone” oggi il vangelo: nessun’inferma e nessuna donna deve essere scartata. Deve essere violata. La cura del prendere per mano “impone” la strategia dell’umanizzazione. Non è e non sarà mai una legge, un diritto a stabilire la dignità della donna. La vita della cura e la cura della vita danno alla donna ciò che naturalmente le è proprio e suo: donna. Gesù non parla, non dice, non proclama è univocamente ed inequivocabilmente il suo avvicinarsi (prossimità) e il suo prendendola per mano la realizzazione della dignità. E la donna per prima è proprio lei a manifestar al mondo la capacità di avvicinarsi e riprendere per mano chi è generato da lei.  Prima dell’uomo prende per mano. Gesù fa come una madre che prende nelle mani la vita generata da lei stessa. Nativa maternità divina. Tant’è che tutti ti cercanodirà Simone indicando una specifica situazione: il bisogno di Dio con noi. Il bisogno di tutta l’umanità a cercare amore. Cercatori di Dio sono tutti coloro che abitano la terra del bene. Tutti coloro che hanno essenziale il bisogno di calda maternità. Cercare Dio perché ci rendiamo conto che senza la cura, senza la prossimità, senza la vera esistenziale parità, non c’è umanità umana. Senza Dio non sussiste la genuina maternità come esperienza di generatività ed amore per la vita di ogni persona: uomo-donna, giovane-anziana, ricca-povera, sana-malata, dotta-stolta, aitante-menomata…È sintomatico che tutta questa vicenda, narrata da Marco, sia incastonata nella cosiddetta “giornata tipo” di Gesù: malattia e salute complementi della stessa vita, che si possono risolvere nella fede. Cercare Dio dall’alba per scoprire all’alba di ogni nuovo giorno la credibile possibilità di convertirsi. Dopo una sincera preghiera intima e profonda, convertirsi all’umanizzazione, convertirsi a Dio. Cercare di Dio nel vissuto quotidiano, pane quotidiano del bisogno di senso. Lui si fa trovare nel bisogno di senso che ogni relazione porta con sé: nella “guerra e pace” (L. Tolstoj). Ma Dio, in Gesù di Nazaret, figlio unigenito amato, non smette di stupirci, di stimolarci, di pungolarci, di scandalizzarci. Dio non abita solo a Cafarnao (in parrocchia e nel “mio” gruppo), ma andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!. La ricerca esperienziale di Dio non si definisce in un luogo, non si determina in un unico, seppur emozionale, incontro, ma è dinamica, anzi è cinetica della libertà. Il luogo deserto è geolocalizzato nella desertificazione della mia vita e lì posso genuinamente parlare con Dio. Dio in Gesù, figlio amato, rende attuale il volto vero della condivisione. L’altrove di Dio e sempre l’altrimenti per il discepolo. Imparare alla scuola dell’alterità la bellezza della propria personalità. In Gesù la donna è verità a se stessa solo se amata, in Gesù l’uomo è vero e virile solo se sa prendere per mano e far rialzare, far risorgere da ogni caduta. La mano per trasmettere vitalità, la mano per rendere plastica la dignità. Discepoli allievi all’alta scuola del maestro grande nella bontà. Dio. Buona domenica Amici e Amiche.

domenica V tempo ordinario (b)
04.02.2024

Dal Vangelo secondo Marco  Mc 1,29-39
 
In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, andò subito nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e di Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui, si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

Parola del Signore.