questo è il mio corpo

Andare, domanda di ospitalità, accoglienza: tre “regole” fondamentali per incontrare il bisogno di Cristo, il bisogno di Dio, il bisogno dell’uomo. Questa è eucarestia: un incontro tra bisogni umanamente divini e divinamente umani. È il desiderio di Gesù, in cui io possa mangiare la Pasqua, il desiderio di Gesù di celebrare la sua Pasqua, è il desiderio di celebrare il dono di se stesso. Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo: discepoli che si muovono verso l’incontro con altri uomini. Essere discepoli dell’eucarestia è accorgersi di essere uomini e donne che vanno ad incontrare altri uomini. Altri uomini nella loro condizione concreta di vita attuale in città, nella loro dimensione ordinariamente naturale mentre lavorano e servono –con una brocca d’acqua- mentre si muovono negli spazi “profani” di città, strade, piazze, case e stanze ed in quest’ultime accolgono: il padrone di casa egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi. Uomini che incontrano altri uomini nella “banalità” del quotidiano. Fuori da regole (pre)scritte vivono la regola del provvidenziale incontro. L’accadere dell’evento. Questi sono i preamboli dell’eucarestia, sono i preamboli sine qua non per celebrare Cristo e la sua Pasqua. Tali preamboli furono la sintesi del vangelo, furono la sintesi di tempo, di tutto il tempo che Gesù trascorse, dalla chiamata –ne scelse dodici perché stessero con lui alla resurrezione e ascensione, con i discepoli. Preamboli sintetici per fare memoria che il vangelo, che Gesù visse con loro, è da vivere nel tempo globale, da mattina a sera, nel giorno e nella notte, è da vivere negli spazi dove l’umanità vive la vita. Corpo e sangue, l’incarnato pieno per essere ringraziamento al mondo. Eucarestia vivente. La domanda di ospitalità, richiesta da Gesù, evidenzia la necessaria gratuità perché si possa vivere condivisione, perché si possa celebrare la Pasqua: servizio e dono, lavanda di piedi e pane da spezzare e vino da bere. L’eucarestia fu donata all’umanità perché rimanesse presente al mondo la presenza del servizio-dono di Dio: la condivisione. Dio scelse briciole e gocce, mangiate e bevute a casa di altri, per eternizzare ed universalizzare la sua presenza. Non in un tempio unico, non in un luogo unico, ma nella casa. Di altri. Nella casa di un padrone di casa sconosciuto Cristo fa conoscere l’accoglienza e la cura. Nello spazio dove la famiglia vive la vita Gesù Cristo dona tutto se stesso: corpo e sangue. La sacralità e il sacro sono ricostruiti nella carne affinché noi, discepoli di Cristo, nella nostra e nell’altrui carne, consacriamo nello spezzare incontri l’eucarestia di vita.


santissimo corpo e sangue di cristo (b)
02.06.2024


Dal Vangelo secondo Marco Mc 14,12-16.22-26
 
Il primo giorno degli àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi». I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua. Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

Parola del Signore