È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla? Una domanda che interpella la coscienza sulla priorità della vita, anche quella malata anzi proprio perché malata -segnata dal limite e dal dolore e dallo stigma della sofferenza- rispetto alla norma -la legge, le regole, gli ordinamenti-. Salvare una vita o ucciderla? Addirittura Gesù pone sullo stesso livello l’omicidio e la non cura ad una mano paralizzata. La domanda non trova risposta da chi tiene saldo il passato di comandamenti (non dati da Dio) e ritiene di salvarsi uccidendo e umiliando gli altri: tacevano. Tacevano -taciono e taceranno- coloro che non hanno lo sguardo di verità sulla ferita dell’altro. Non avevano – non hanno e non avranno- risposte all’evidenza della liberazione, preferirono sempre le pietre per la “soluzione finale”: il silenzio che urla la morte. È loro il cuore paralizzato, la mano paralizzata invece sarà nuovo strumento di salvezza: carezzerà con la carezza di Dio.
mercoledì
II settimana del tempo ordinario (anno dispari)
22.01.2025
Dal Vangelo secondo Marco Mc 3,1-6
In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo.
Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!». Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano. E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita.
E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.
Parola del Signore.