“Resta un’esperienza di eccezionale valore l’aver imparato a guardare i grandi eventi della storia dal basso, dalla prospettiva degli esclusi, dei maltrattati, degli impotenti, degli oppressi e dei derisi. In breve, dei sofferenti. Se in questi tempi l’amarezza e l’astio non ci hanno corroso il cuore; se vediamo con occhi nuovi le grandi e piccole cose, la felicità e l’infelicità; e se la nostra capacità di vedere la grandezza, l’umanità, il diritto e la misericordia è diventata più chiara e libera; se, anzi, la sofferenza personale è diventata un principio fecondo nel rendere il mondo accessibile mediante la contemplazione e l’azione: tutto ciò è una fortuna personale. Tutto sta nel rispondere alle esigenze della vita in tutte le sue dimensioni, trovando un fondamento al di là del punto di vista dal basso e dall’alto.”(Dietrich Bonhoeffer, Resistenza e resa, «Lo sguardo dal basso»). Ve lo ripeto Gesù Maestro, ostinato e impenitente nella pedagogia della misericordia, ripete la necessità dello spogliarsi delle certezze e degli agi e delle familiarità e dei possessi. Lui ha fatto così. Nulla trattenere se non il cuore libero. Avere l’essere. Ultimità nell’apparire primazia della verità.
martedì XX del tempo ordinario
19.08.2025
Dal Vangelo secondo Matteo Mt 19,23-30
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio».
A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile».
Allora Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna. Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi».