Per tre anni Gesù passò, nel tempo della sua vita, nelle strade e nelle case della Palestina, dell’Egitto, del Libano, della Giordania, della Siria. Fino a percorrere a muso duro, l’abbiamo visto, l’ultimo tratto verso Gerusalemme per far esplodere universalmente, sulla croce, la misericordia che, a tu per tu, operò nel suo viaggio. Il suo passaggio fu aria nuova, parola nuova, guarigione nuova, salvezza nuova. Fede nuova. Indemoniati, incapaci, disperati, incurabili, “i lontani” in sintesi coloro che non potevano accedere alla religione dei padri né alle religioni, si trovarono incontrati a tu per tu e conobbero lo sguardo di Dio. Come mai tu che sei giudeo chiedi a me da bere che sono una donna samaritana?(Gv 4,9); il cieco di Gerico gridava più forte: “Figlio di Davide, abbi pietà di me!” (Mc 10,48); la donna cananea quella venne e si prostrò dinanzi a lui dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore, disse la donna, ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni» (Mt 15, 25-27), per citarne alcuni esemplificativi. Fede nuova per chi è fuori dal circolo magico. Fede unica per chi passa dalla porta stretta della vita per incontrare l’incontrante -il Dio che si approssima- per dono. I giusti non passano per la porta stretta sono operatori di ingiustizia, fanno l’ingiustizia, e in nome del diritto separano, escludono, annientano. Loro passano per i portali grandi delle loro convinzioni e delle loro sicumere. Travolgono i deboli. Lui che è la porta, per cui possono entrare ed uscire tutti coloro che lo vorranno (cfr Gv 10), oggi ci dice che questa porta è stretta. Imbarazza. Perché è lui misericordia in azione. È lo schiaffo “necessario” per uscire dal torpore e decidere il vangelo. Essere di Cristo non è il risultato di frequentazioni religiose, in santuari, templi o luoghi santi voi, non so di dove siete, allontanatevi da me. Neanche mangiando e bevendo in tavole di cristianità. Neanche assiepando piazze di convegni e di simposi e di giornate mondiali. È il dimorare nel cuore di Cristo la cifra del divenire operai di speranza. Toccando e frequentando gli ultimi. Discepoli dell’Ultimo. Misericordia in azione. Per tutti: per chi viene e verrà ancora da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno. Nessun segno di potere distintivo, nessun distintivo, nessuna ortodossia può manifestare la somiglianza a Dio, se non il camminare, come lui ha fatto, dentro al giardino di Eden per cercare la relazione con il peccatore e la peccatrice: l’umanità. Nessun giusto è cercato da Dio. Non ha bisogno. Mentre l’Amore cerca il bisogno. E il bisogno cerca la salvezza: l’amore. Che è cura, prossimità, baci, abbracci, intimità, profumo, sguardi, lavaggi di piedi. Gesti di santità. Sarete santi come io sono santo (1Pt 1,16). Gesù offre ostinatamente la sua somiglianza. Nonostante. Allora si ha la possibilità di diventare operatori di ingiusta misericordia. Fino all’ultima ora. Fino alla fine, sulla croce. La salvezza per gli ultimi. Come il ladrone che chiede amore ed ottiene salvezza. Cerca l’Amore. Non ha saputo e potuto rubarlo, lo trova gratuitamente perché gratuitamente si fa trovare. La porta strettapassava, l’attraversavano gli ultimi. La porta stretta lasciava passare gli esclusi. Quale lasciapassare adotta la Chiesa per chi non è tra i giusti? Il Samaritano passava e si fermò. Il povero moribondo conobbe l’amicizia che salva.
XXI domenica del tempo ordinario – anno c
24.08.2025
Dal Vangelo secondo Luca Lc 13,22-30
In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».
Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.
Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».
Parola del Signore.