Ancora una volta, in continuità permanente, il Maestro ci richiama alla dirompente forza della debolezza. Della piccolezza. Un granello di senape. “Dio sa fare capolavori con i detriti dei nostri sogni. Ecco la speranza” (A. Louf).
Se aveste fede quanto, ipotesi piccola di vita. Quotidiana. Dentro al mio agitarmi nelle cose, nei fatti, nelle risposte quanto ascolto il “se” di Gesù? Se aveste fede quanto, ipotesi piccola di verità. Permanente. Dentro alle mie convinzioni, alle mie precomprensioni, ai miei pregiudizi, alle mie impossibilità di perdonare e se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: “Sono pentito”, tu gli perdonerai” (Lc 17,4), alle mie certezze quanto ascolto il “se” di Gesù?
Se aveste fede quanto, ipotesi piccola di via. Sequela. Dentro ai miei progetti, ai miei percorsi, ai miei itinerari quantoascolto il “se” di Gesù? Il se porta in sé la novità del Vangelo. Il se detto da Gesù diviene la fondazione certa per uno sguardo sul mondo differente. Reale ma alternativo. Concreto ma spirituale. Quanto lo capiamo?
Se Gesù, il Vangelo vivente ed il Vangelo di vita, propone la riflessione sulle istanze fondamentali dell’essere, in una dinamica che parta sempre dalla fede “piccolina” quanto un granello di senape, per proiettare il discepolo credente verso visioni alternative sul mondo che lo circonda, quanto lo credo? Con questa possibile fede scoprire che i mari sono boschi.
E queste visioni Gesù le realizza con il suo stile (non dimentichiamo che sta parlando mentre è a tavola a casa di farisei in un sabato, da cui poi, da lì a poco, entrerà a Gerusalemme per essere inchiodato sulla croce e mostrare la visione ultima e definitiva di Dio sul mondo: il suo essere capovolto): stare dentro all’altrimenti. Gesù non impone, propone il passaggio per la porta stretta (Lc 13,24) Non condanna, perdona sette volte al giorno (Lc 17,4). Non esclude, ipotizza soluzioni aperte fino a sradicare gelsi (cfr Lc 17,6). Non cerca consensi, dà senso all’amare fino ad odiare i propri genitori (?!) (cfr Lc 14,6).
E realizza.
Quanto un granello di senape e noi dai a organizzare radunate oceaniche mostrando al mondo solo scenari di forza, bracci di ferro tra potenti: ed il granello evangelico sta invece ad indicarci la piccolezza di una tenerezza.
Quanto lo capiamo, nelle nostre pastorali, nelle nostre catechesi, nelle nostre religioni? Quanto nelle “nostre sapienti e competenti analisi sul mondo e le sue derive” emerge dirompente la bellezza di un mondo rinnovato in cui i gelsi sono piantati nel mare e le valli fluiscono latte e miele (cfr Dt 11,9)?
Visionari per fedeltà. Fedeltà alla visione di Dio creatore sul mondo, sua stabile dimora, noi infatti, secondo la sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali abita la giustizia (2Pt 3,13); fedeltà alla visione di Dio che pone in un granello di senape il tutto quanto c’è per generare il nuovo. Big bang della fede.
Fede, dono della capacità di stare dentro alle relazioni con il creato e con le creature, contenuta in un granello di senape. Meno di un millimetro per l’infinita smisurata misericordia, l’arma nucleare per distruggere l’odio. Nuclearità di pacificazione. La fede è il sottostante per il futuro, il substrato per prendere dimora nelle incertezze della vita. La fede certezza nell’incertezze.
XXVII domenica del tempo ordinario – anno c
05.10.2025
Dal Vangelo secondo Luca Lc 17,5-10
In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe. Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».
Parola del Signore.