Sentire Dio nei fatti del mio presente, “tutto è grazia” (G. Bernanos) nel cosmopolio degli incontri: dalla Galilea, dalla Giudea e da Gerusalemme, dall’Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidòne, una grande folla. Una grande folla, senza certificati di unica appartenenza, diversa e differente per cultura e religione di ogni tribù lingua popolo e nazione (Ap 5,9), annusa Gesù, il Signore, il Figlio di Dio, l’uomo “che rivela l’uomo all’uomo” (Gaudium et Spes 22), e, attratta, dal profumo della gioia, lo trova. “Noi non siamo uguali a Dio, ma Dio stesso ci rende simili a Lui nel suo Figlio.” (p. Leone XIV). Annusare Dio, sentire Dio. Esperienza di Dio nell’incisività dell’inclusione imprimendo vitalità nella guarigione da ogni separatezza: senza religione!? Con il Signore… sottrazione di appartenenza addizione di fedeltà la dona il Figlio di Dio. Sentendo-lo
giovedì
II settimana del tempo ordinario (anno pari)
22.01.2026
Dal Vangelo secondo Marco Mc 3,7-12
In quel tempo, Gesù, con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea e da Gerusalemme, dall’Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidòne, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui.
Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo.
Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.
Parola del Signore.