là mi vedranno

Andare a cercare il Risorto in Galilea, dove tutto ha avuto inizio. Gesù di Nazaret di Galilea, cresciuto negli incroci della storia di una geografia sbaricentrata, fuori da contesti privilegiati, senza palazzi di rappresentanza, in feste dove non si aveva neppure vino. Incroci tra meticci e pagani, tra farisei e impuri, tra banchetti nuziali e sinagoghe, tra porti e impurità, tra reti da rassettare e imposte imperiali e del tempio, tra donne peccatrici e madri a cui la morte ha tolto il figlio, tra lebbrosi e ricchi, tra sicari e pubblicani. Là mi vedranno. Cercare il Risorto tra i vivi ancora morti. Cercare il Risorto non tra i morti sepolti in sepolcri imbiancati e sigillati, non risponde al comando del Signore della vita: cercatemi dove il mondo non vuole vedermi. Nel limite della vulnerabilità umana, cuore del peccato, là ci sarò. Un cammino lungo e coraggioso, al punto che troppe volte ci lasciamo cadere le braccia e perdiamo il dono della speranza che nella fede nel Risorto dimora la vita che germoglia sempre. Il mondo, uomini come Gesù, falliti e fragili, li condanna, li processa, li uccide, li crocifigge: Dio li risorge. Dio squarcia le tenebre dell’odio per spalancare sepolcri. Dio squarcia il buio della condanna per scardinare porte di chiusure. Vadano in Galilea. «Ciò che sento in modo non dubbio, anzi certo, Signore, è che ti amo. Folgorato al cuore da Te mediante la tua parola, ti amai, e anche il cielo e la terra e tutte le cose in essi contenute, ecco, da ogni parte mi dicono di amarti. Ma che amo quando amo Te? Non una bellezza corporea, né una grazia temporale, non lo splendore della luce, così caro a questi miei occhi, non le dolci melodie delle cantilene di ogni tono, non la fragranza dei fiori, degli unguenti e degli aromi, non la manna e il miele, non le membra accolte negli amplessi della carne. Nulla di tutto ciò io amo, quando amo il mio Dio. Eppure amo una sorta di luce e voce e odore e cibo e amplesso nell’amare il mio Dio: la luce, la voce, l’odore, il cibo l’amplesso dell’uomo interiore che è in me, ove splende alla mia anima una luce non avvolta dallo spazio, ove risuona una voce non travolta dal tempo, ove olezza un profumo non disperso dal vento, ove è colto un sapore non attenuato dalla voracità, ove si annoda una stretta non interrotta dalla sazietà. Ciò amo, quando amo il mio Dio» (S. Anselmo d’Aosta – Confessioni, l. X; cfr. Proslogion, c. XVII).

domenica di pasqua – risurrezione del signore
veglia pasquale nella notte santa – anno a
05.04.2026

Dal Vangelo secondo Matteo Mt 28,1-10
Dopo il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l’altra Maria andarono a visitare la tomba. Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve. Per lo spavento che ebbero di lui, le guardie furono scosse e rimasero come morte. L’angelo disse alle donne: «Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: “È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”. Ecco, io ve l’ho detto». Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».

Parola del Signore