Sempre a mal partito Gesù, sempre in polemica con i depositari della tradizione dei padri (e le madri?), non gliene passano una; qualsiasi parola, atto, pensiero, guarigione, liberazione, integrazione, perdono sono ricercati come motivo pregiudiziale per condannare questo strano e straniero e folle e miscredente (!?) uomo di Galilea.
Persino viene interrogato su un perverso quanto obbrobrioso caso di levirato -obbligo di legge per cui un cognato prendeva in moglie la vedova del fratello-: la pensano in grande questi pensatori della giustizia maschile immaginando la possibilità di un’infinita successione di morte e di ab-uso della “inutile” donna vedova.
Vogliono provare la sapienza giusta di questo santo di Dio (Mc 1,24) che fa diventare pescatori di uomini (Mc 1,17) e lo indagano.
Voi siete in grave errore: strutturare la religione sulla morte e sulla condanna, sui casi accademici e sulla assenza del principio di realtà (Aristotele), sulla separazione tra giusti ed ingiusti, sul maschile adulto e non sul sensus fidei che ogni persona ha è peccato grave. É zoppicare facendo crollare la vita dei poveri e dei semplici.
Non credere alla resurrezione che il Signore, Dio delle relazioni piene e vere, dona per amare in eterno la creatura plasmata dal suo piacere è condannare l’umano alla violenza, alla dittatura del forte, al nichilismo di ogni atto, al relativismo di ogni amare, è morte. È far morire l’uomo fino a sette volte per usurpare la dignità dei figli di Dio.
Dio non è Dio dei morti: è via per la vita vera.
Non curare la persona umana nelle sue vedovanze per renderla generativa per se stessa e per gli altri è grave errore.
Oggi risorgo e contemplo il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe nei volti fragili della gloria.
mercoledì IX del tempo ordinario
07.06.2023
Dal Vangelo secondo Marco 12,18-27
In quel tempo, vennero da Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogavano dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo ugualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe”? Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore».
Parola del Signore.