L’approdo nello sconfinato. Passata la burrasca, il vento forte e (forse) la paura ora, agli apostoli -quelli da poco tempo prima chiamati per che stessero con lui- si manifesta in tutta la sua potenza l’ostilità. Giunsero all’altra riva e sentono urlare a gran voce: Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi! Qualcuno riconosce prima di loro il Figlio di Dio è un posseduto da una Legione di duemila porci. L’altra riva rivela Dio, nelle aberrazioni, nelle urla, nei ceppi e nelle catene, tra tombe e monti, nella notti e nel giorno (senza tregua), con pietre che lapidano. Gesù offre la libertà, uno è salvato e manifesta la pienezza della salvezza universale, oltre i confini, oltre le religioni, oltre le chiusure ideologiche. Ma no non può, preferiscono i Gerasèni la loro indigente dipendenza: ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio, (pre)feriscono tenersi “il diavolo in me” (Zucchero) che riduce alla segregazione piuttosto che iniziare anch’essi il viaggio interiore verso l’indipendenza. Autonomia…L’altra riva si mostra ostile a Gesù tanto quanto la vecchia patria: gli apostoli chi stanno seguendo? a chi stanno obbedendo? perché stanno con lui? Intanto colui che era stato indemoniato comprende “scorgendo la potenza redentrice salvifica dell’amore” (Giovanni Paolo II) che l’altra riva l’ho a raggiunto e, di approdo in approdo, navigherà nella sua intima libertà:Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te.
lunedì
IV settimana del tempo ordinario (anno dispari)
03.02.2025
Dal Vangelo secondo Marco Mc 5,1-20
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero all’altra riva del mare, nel paese dei Gerasèni. Sceso dalla barca, subito dai sepolcri gli venne incontro un uomo posseduto da uno spirito impuro.
Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi, e nessuno riusciva più a domarlo. Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre.
Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi e, urlando a gran voce, disse: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». Gli diceva infatti: «Esci, spirito impuro, da quest’uomo!». E gli domandò: «Qual è il tuo nome?». «Il mio nome è Legione – gli rispose – perché siamo in molti». E lo scongiurava con insistenza perché non li cacciasse fuori dal paese.
C’era là, sul monte, una numerosa mandria di porci al pascolo. E lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». Glielo permise. E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare; erano circa duemila e affogarono nel mare.
I loro mandriani allora fuggirono, portarono la notizia nella città e nelle campagne e la gente venne a vedere che cosa fosse accaduto. Giunsero da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. Quelli che avevano visto, spiegarono loro che cosa era accaduto all’indemoniato e il fatto dei porci. Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio.
Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo supplicava di poter restare con lui. Non glielo permise, ma gli disse: «Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te». Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva fatto per lui e tutti erano meravigliati.
Parola del Signore.