Il mondo amato da Dio: tanto. Dio Padre ha mandato il Figlio non per condannare il mondo anzi lo salva. La salvezza accade attraverso Qualcosa (Santo) – Qualcuno (Spirito) che ha a che fare con la vita e non la morte, con la pace e non la discordia, con l’amore e non l’odio, con la cura e non l’indifferenza, con l’esserci e non l’abbandonare, con l’accogliere e non il rifiutare. Nessuna condanna per il mondo, per chi è il mondo: i viventi e tra questi chi incarna lo Spirito della carità: l’uomo e ciò rimane sempre inaudito. Spirito che unisce e che si riversa sul mondo che Dio crea e ama, senza eccezioni. Salvezza e segno evidente di salvezza operativa è la gioia: è il primo segno, il più bello, della venuta del regno di Dio nel cuore di un uomo, è il frutto della scoperta del vero volto di Dio. Dio è la salvezza. Dio non è la purificazione attraverso la distruzione dell’oppositore. Il suo amore per gli uomini è infinito e si realizza nell’inviare il Figlio perché nessuno vada perduto, perché tutti si sentano amati, per salvare, cioè per dirci che non siamo fatti per il nulla né siamo governati dal caso; non siamo destinati ad essere inghiottiti dal male, ma chiamati per avere ed essere vita, e vita che non finisce. Ancora inaudito, ancora da annunciare questa lieta notizia. “Con tutto il dolore che ho intorno, comincio a vergognarmi di prendere sul serio i miei umori. Eppure devi continuare a prenderti sul serio, devi rimanere il centro, e in qualche modo devi venire a capo dei fatti di questo mondo; in nessuna situazione puoi chiudere gli occhi, devi ‘confrontarti’ con questi tempi orribili, e cercare una risposta alle numerose questioni di vita e di morte che essi ti pongono. E allora forse troverai una risposta ad alcune di esse, non solo per te ma anche per gli altri. Sta di fatto che devo vivere, e che devo affrontare ogni cosa.” (Etty Hillesum). Ancora Vangelo da dare. Senza condannare chi non riesca ad accoglierlo. Vangelo che riconosce la “dignità ontologica. È la dignità che appartiene a ogni essere umano semplicemente per il fatto di esistere, di essere stato voluto, creato e amato da Dio: nessun peccato, nessun fallimento, nessuna umiliazione, nessuna esclusione può intaccare il valore profondo di una vita umana che Lui ha voluto e chiamato all’essere.” (Leone XIV, Magnifica humanitas, 52). La vita senza la passione per l’ignoto prossimo (sempre da scoprire come sempre da scoprire sé stessi) questa è la condanna. Credere all’amore, all’agire amoroso di Dio per noi, è ciò che rende discepolo e anche ciò che dona l’essere in tensione per la beatitudine. Per questo chi non crede si condanna all’infelicità, perché non c’è peggior pena che sentirsi rifiutati, scartati, inutili e invisibili. Nessun giudizio e ciò rimane sempre impossibile per le persone “giuste”, “la punizione ci vuole altrimenti dove andiamo a finire…”, così che il loro (d)io conserva ancora molti tratti riflessi delle divinità pagane, suscettibili, severe, lontane. Un (d)io-imperatore che ha bisogno di essere adulato, placato per costituire gruppi (caste) terrestri di giusti ed ingiusti, puri ed impuri, pii ed empi, sacri e profani, meritevoli ed immeritevoli, osservanti ed eretici. Mentre Dio non scaccia, non scarta nessuno, egli “vuole che tutti gli uomini siano salvati” afferma Paolo nella sua trasmissione del vangelo al suo discepolo Timoteo (1 Tm 2,4). La croce è il testimone perenne di questa salvezza operata e lo Spirito Santo è colui che “fa” credenti. Per amore dell’amare lo Spirito Santo inietta nelle vene del mondo il sangue della carità. Chi crede è salvato perché svuoterà sé stesso dalle tossine della superbia della nonverità del condannare e si lascerà riempire dalle vitamine della bellezza dell’umiltà del perdonare. Tanto. Tante volte fino a settanta volte sette (Mt 18,22). Tanto.
santissima trinità – anno a
solennità
31.05.2026
Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 3,16-18
In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».
Parola del Signore