“E mi domando perché / ti dovrei chiamare?… tutte le volte che passi e ti fermi lontano, lontano da me” Francesco De Gregori se lo chiede, sembra che Dio non abbia tempo per la mia solitudine, il mio disagio, la mia cattiveria, il mio peccato. Eppure mentre andava via, Gesù ancora si accorse di un uomo, lo vide e lo convocò alla sequela seguimi e subito si ferma da lui. É solo un uomo e un uomo solo, isolato nella sua peccaminosa ed ignominiosa professione: escluso dalle relazioni “per bene” e religiose, relegato dietro ad un daziale banco. Gesù si ferma e lo chiama: ha tempo per un uomo che non ha tempo per amare. Stupore, imbarazzo, scandalo per i benpensanti, ma per il pubblicano inizia la sequela. Repulsione, polemica, condanna per i farisei e rimane solo una eretica fermata per Dio: nonvedono un uomo, lo vede Dio. La tavola è già imbandita per il banchetto, si mangia alla tavola del perdono, si brinda alla tavola della guarigione, si condivide alla tavola della conversione. La casa del peccatore è battistero di luce, inizio di vita evangelica. Dio si ferma per me peccatore, non giusto.
s. matteo
21.09.2026
Dal Vangelo secondo Matteo Mt 9,9-13
In quel tempo, mentre andava via, Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».
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